
L’undicesimo comandamento recita: “Mai perdere un film di Woody Allen”. Bene, direi che in questo sono molto religiosa. "To Rome with Love" si intitola l’ultima pellicola del poeta Allen: il regista, lo sceneggiatore, l’attore, forse lo psicologo e lo psicopatico migliore che esiste nel mondo del cinema internazionale. I suoi prodotti cinematografici appaiono leggeri come il più simpatico fischiettio primaverile ma, allo stesso tempo, tanto profondi da caderci dentro per giorni. "Io e Annie," "Match Point", "Vicky Cristina Barcelona", sono solo alcuni dei titoli che lo hanno reso famoso, catapultandolo nella vita di tutti coloro che abbiano seguito almeno uno dei suoi monologhi, aggrappandosi al filo sottile del suo discorso intricato.
Allan Stewart Königsberg, questo il suo nome di battesimo, ha regalato a tutti noi mattonelle da calpestare e su cui inciampare ogni giorno, permettendoci di fermarci, ridere, pensare ed arrovellarci sulla crisi esistenziale, dalla quale pensavamo di essere totalemente lontani.
Il film uscito ad aprile 2012, To Rome with Love,si sviluppa a chilometri di distanza dalla solita magia alleniana, così come la nostra capitale è lontana dalla grande mela, città materna del regista americano. Nel film si sviluppano diverse storie parallele, non intrecciate, vissute fra le strade di Roma e accumunate da un tema imperante, che sembra essere la scalata al successo. Abbiamo un Benigni alle prese con uno stravolgimento di vita, esilarante quanto mai attuale; una coppia destinata a dividersi in esperienze adultere e un ragazzo ammaliato da un’attricetta egocentrica e ricoperta da un sex appeal particolare. Infine scoviamo un Woody Allen, scopritore di talenti musicali, che conduce il suo consuocero a lavarsi sotto la doccia, in teatro, di fronte ad un pubblico estasiato dal nuovo tenore, ma sconcertato dal minus habens che lo ha messo in scena in quelle condizioni. Il film appartiene al progetto, portato avanti dal regista, di condurre lo spettatore a compiere un viaggio fra le più belle città europee: abbiamo vistato Barcellona in "Vicky Cristina Barcelona" e Parigi in "Midnight in Paris", adesso tocca a Roma e il risultato appare davvero strambo. Lo definisco strambo, ma altri avrebbero usato la parola ridicolo, perché ci troviamo di fronte ad un film ricolmo di errori tecnici grossolani, primo fra tutti il visibilissimo microfono padrone nel 45 per cento delle scene, per non parlare del doppiaggio poco curato. Woody Allen avrebbe dovuto limare meglio le storie, definirle con precisione, non lasciare tutto al caso, sviluppare un lavoro più organico…Ma, se facesse tutto parte di un disegno più ampio? E se girando un film carico di richiami alla piccola Italia che ci si presenta davanti agli occhi ogni giorno, con i suoi mezzi vip freschi di Grande Fratello, con le sue scale mobili straripanti di raccomandati, con i suoi talenti presi, strizzati e usati come pezze per lavare il pavimento, con i suoi cinepanettoni che sono gli unici film copertina che vanno a coprire di ridicolo un cinema italiano di valore, se girando un film del genere, il maestro Allen fosse consapevole di prendere in giro questa realtà? E se il suo fosse solo uno scimmiottamento? Se volesse ricalcare con la fotografia, le ambientazioni e le situazioni paradossali (come la neosposina che si ritrova a fare l’amore con il ladro che aveva interrotto il possibile rapporto sessuale con il divo del cinema di turno), tipiche del cinema italiano del passato?
Sarà forse questo progetto nascosto e beffardo a far pronunciare ad uno dei protagonista una frase così antialleniana come: “Essere ricchi è sicuramente meglio?”
La via critica potrebbe essere questa: 50% di amore per tutto ciò che è italianità, 50% di disgusto per tutto ciò che è italietta.
O forse To Rome with Love è semplicemente un flop, realizzato da un minus habens.
A voi il giudizio.