IL TESTAMENTO BIOLOGICO-CONVEGNO diretta su RLK dalle 10

Scritto da Paolo Baldassarre.

      Dopo il riuscitissimo incontro seminariale dello scorso gennaio con il prof. Gustavo Zagrebelsky sul tema della laicità in Italia, In collaborazione con l’associazione studentesca LINK Bari, e l’UAAR – Unione Atei e Agnostici Razionalisti circolo di Bari, verrà trasmesso in diretta su Radio Linkredulo, presso l'aula Vincenzo Starace (Sala delle lauree) della Facoltà di Scienze Politiche, un incontro aperto al pubblico sul testamento biologico, con Mina Welby e Beppino Englaro, protagonisti di battaglie di legalità aventi ad oggetto il riconoscimento giuridico delle dichiarazioni anticipate di trattamento in materia sanitaria e di fine vita.Interveranno anche il Preside della Facoltà di Scienze Politiche prof.Ennio Triggiani,seguiranno gli interventi di Rafael La Perna (coordinatore UAAR Bari) e dell'Ass. Fabio Losito (Assessore comunale Politiche giovanili, Accoglienza e Pace del Comune di Bari).Modera per Link Bari Gianvito Galasso.L’evento rientra nell’ambito dei progetti presentati da cinquanta studenti e finanziati con il Fondo per le attività autogestite sociali e culturali dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. Dalle ore 10 sarà possibile ascoltare la diretta streaming su Radio Linkredulo.(www.linkredulo.it)

PICCOLO RACCONTO DI UN POPOLO VIVO

Scritto da Paolo Baldassarre.

  Melissa. Questo nome ronza negl’occhi e nelle menti di tutti quelli presenti  oggi, in piazza Prefettura a Bari. In una manifestazione organizzata su Facebook in poche ore, che ha raccolto più di cinquecento adesioni. In tutti i capoluoghi d’Italia sono stati organizzati sit-in, fiaccolate per solidarizzare con chi ha vissuto quei drammatici momenti. I fatti sono, stranoti ormai. Stamattina poco prima delle 8, tre bombole di GPL nascoste in un cassonetto, probabilmente connesse ad un timer sono esplose davanti ad una scuola di Brindisi, uccidendo una ragazza originaria di Mesagne Melissa Bassi 16 anni e ferendone in modo grave altre quattro. Indagini in corso. Pista mafiosa, attentato terroristico cane sciolto…Dichiarazioni di politici,vescovi…Come da manuale quando accadono fatti drammatici. Ma qui sono coinvolti ragazzi innocenti, che semplicemente stavano entrando a scuola. In piazza oggi pomeriggio a Bari, hanno appeso uno striscione bianco con una scritta verde:”Non si può morire entrando a scuola”. Tutti i partecipanti, leggendolo, non potevano non condividere. C’è chi fa foto,chi riprende col telefonino. La polizia municipale blocca il traffico lungo Corso Vittorio Emanuele per circa mezzora. Parlo con Alessandro Castellana,coordinatore dell’associazione studentesca  Link Bari che mi dice, con voce rotta dall’emozione che un gesto del genere è sconvolgente. Ma la cosa che mi ha stupito  di più in quella piazza sono stati i sorrisi. Per paradossale che sia. I sorrisi dei ragazzi, di difesa forse, per impedire alle lacrime di scendere giù. Sorrisi per non cedere al ricatto e alla paura. Sorrisi di un popolo vivo, che non cede alla disperazione. Forse non c’è miglior risposta contro coloro che promuovono strumenti di morte, terroristi e mafiosi che siano, che un sorriso .Un sorriso che sembra dire: ”tu non mi fai paura”. Una giovane vita spezzata. Niente potrà ridare al mondo la vita di Melissa Bassi. Ma i sorrisi e gli sguardi di solidarietà visti in quella piazza, dimostrano che la mano della paura e del terrore non è quella vincente.    

Mordenti Seventies

Scritto da Wanda Napoletano.

  Andare al cinema è un piacere sottile da assaporare possibilmente in compagnia: per ogni film occorre operare la giusta scelta perchè, si sa, a generi cinematografici corrispondono precisi generi umani (ma si, sdognaniamo gli stereotipi!).Con il fidanzato generalemente si va a vedere “Quello-che-piace-a-lui”, genere di film che il più delle volte con i tuoi gusti non ha nulla a che fare; poche sono tanto fortunate da ritrovare nel fidanzato il collimare perfetto dei gusti, ma illudersi di tale pura corrispondenza è sempre contropoducente. Con la\le amica\e si va a vedere “La-commedia-possibilmente-impegnata”; si entra in sala già pregustando l’impegno intellettuale che si profonderà nella visione del film, i commenti tecnici si sprecano già nell’attesa dell’inizio, e si uscirà dalla sala leggere e felici, nonostante si sia cariche di tutto il peso della cultura appena acquisito. Con la mamma, notoriamente romantica, si vanno a vedere tutti i film del genere omonimo; la mia ha una passione patologica per le commedie inglesi quali “L’erba di Grace” e “Calendar Girl” (capolavori, effettivamente); si raggiunge l’apice con “Il diario di Bridget Jones” in cui la paffutezza di Renee Zellwegger unita all’ormone maschio (mah?) di Hugh Grant creano una combinazione fatale di lacrime e risate.Ammansita da questo postulato dogmatico sulla fauna cinematografica, mi apprestavo a scegliere il film spulciando i trailer (preparatori al mio umore in sala) quando mi sono imbattuta in un film fuoriclasse, fuori standard e oltre ogni aspettativa: “Dark Shadows” del genio folle di Tim Burton. Già dal trailer si ride  ma contemporaneamente si avverte la tensione tipica tra il macabro e l’ironico che pervade ogni produzione del regista a partire dalla magnifica opera prima “Edward Mani di forbice”. Senza rivelare nulla che non si arguisca già dall’anteprima, il film tratta dell’abusatissimo tema vampiresco ma in una maniera, grazie a Dio, totalmente innovativa catapultando la situazione gothic-horror nei favolosi anni Settanta americani. Protagonista è, neanche a dirlo, Johnny Depp; scoperto da Burton stesso nella sua rampante e abbagliante bellezza agli albori degli anni Novanta, dona al film la sua celeberrima bravura assicurandone, soltanto grazie alla sua interpretazione, l’ottima riuscita; la mente contorta di Burton ha rielaborato il volto e il carattere di Depp in modi sempre inimmaginabili: dall’Edward sfregiato al barbiere inquietante, dal cioccolataio di Roald Dahl financo alla sua versione animata de “La sposa cadavere”; nonostante le trasformazioni Johnny è sempre Johnny sia da una punto di vista recitativo, impeccabile, si da un punto di vista estetico: nemmeno travestito da vampiro Seventies gli si può dir nulla in quanto a fascino e a carica testosteronica.Altro must have dei film di Tim Burton è la bravissima Helena Bonham Carter. Nonostante anche lei sia sempre rimaneggiata fino a colorarla di tinte forti, sia esteticamente che interpretativamente, Helena si distingue anche al di fuori dell’ambito grottesco del marito (ebbene si, Helena Bonham Carter è l’esempio evidente di nepotismo ben riuscito): come non osannare, per esempio, la sua interpretazione della moglie di Re Giorgio ne “Il discorso del re”. Controparte femminile di Depp è Eva Green, brava, bellissima, scheletrica.Citazione in ultimo alle interpretazioni di Michelle Pfeiffer, donna che non invecchia mai o se lo fa rimane bella da morire, e della giovane Chloe Moritz che interpreta meravigliosamente l’adolescenza degli anni Settanta.Colonna sonora mozzafiato: io che sono schiava dello smartphone non ho fatto passare una canzone senza ricercarla con la celeberrima applicazione per annotarmi titolo e autore e inserirla nella mia playlist immaginaria “Da scaricare e ascoltare ossessivamente”. Per rinforzare il clima Burton riesce ad ottenere un’interpretazione canora di un ospite di eccezione, ma non svelo nulla, a voi la chicca da scoprire.Dati questi presupposti, vedere questo film non è stato facile: lo stile Burtoniano richiamava forte la presenza del mio fidanzato ma la collocazione anni Settanta gridava a gran voce il nome della mia amica da commedia impegnata. Per non sbagliare ho offerto il biglietto ad entrambi, felice di abbracciare ora uno ora l’altra.

To Rome with Love

Scritto da Glenda Gurrado.

      L’undicesimo comandamento recita: “Mai perdere un film di Woody Allen”. Bene, direi che in questo sono molto religiosa. "To Rome with Love" si intitola l’ultima pellicola del poeta Allen: il regista, lo sceneggiatore, l’attore, forse lo psicologo e lo psicopatico migliore che esiste nel mondo del cinema internazionale. I suoi prodotti cinematografici appaiono leggeri come il più simpatico fischiettio primaverile ma, allo stesso tempo, tanto profondi da caderci dentro per giorni. "Io e Annie," "Match Point", "Vicky Cristina Barcelona", sono solo alcuni dei titoli che lo hanno reso famoso, catapultandolo nella vita di tutti coloro che abbiano seguito almeno uno dei suoi monologhi, aggrappandosi al filo sottile del suo discorso intricato. Allan Stewart Königsberg, questo il suo nome di battesimo, ha regalato a tutti noi mattonelle da calpestare e su cui inciampare ogni giorno, permettendoci di fermarci, ridere, pensare ed arrovellarci sulla crisi esistenziale, dalla quale pensavamo di essere totalemente lontani. Il film uscito ad aprile 2012, To Rome with Love,si sviluppa a chilometri di distanza dalla solita magia alleniana, così come la nostra capitale è lontana dalla grande mela, città materna del regista americano. Nel film si sviluppano diverse storie parallele, non intrecciate, vissute fra le strade di Roma e accumunate da un tema imperante, che sembra essere la scalata al successo. Abbiamo un Benigni alle prese con uno stravolgimento di vita, esilarante quanto mai attuale; una coppia destinata a dividersi in esperienze adultere e un ragazzo ammaliato da un’attricetta egocentrica e ricoperta da un sex appeal particolare. Infine scoviamo un Woody Allen, scopritore di talenti musicali, che conduce il suo consuocero a lavarsi sotto la doccia, in teatro, di fronte ad un pubblico estasiato dal nuovo tenore, ma sconcertato dal minus habens che lo ha messo in scena in quelle condizioni. Il film appartiene al progetto, portato avanti dal regista, di condurre lo spettatore a compiere un viaggio fra le più belle città europee: abbiamo vistato Barcellona in "Vicky Cristina Barcelona" e Parigi in "Midnight in Paris", adesso tocca a Roma e il risultato appare davvero strambo. Lo definisco strambo, ma altri avrebbero usato la parola ridicolo, perché ci troviamo di fronte ad un film ricolmo di errori tecnici grossolani, primo fra tutti il visibilissimo microfono padrone nel 45 per cento delle scene, per non parlare del doppiaggio poco curato. Woody Allen avrebbe dovuto limare meglio le storie, definirle con precisione, non lasciare tutto al caso, sviluppare un lavoro più organico…Ma, se facesse tutto parte di un disegno più ampio? E se girando un film carico di richiami alla piccola Italia che ci si presenta davanti agli occhi ogni giorno, con i suoi mezzi vip freschi di Grande Fratello, con le sue scale mobili straripanti di raccomandati, con i suoi talenti presi, strizzati e usati come pezze per lavare il pavimento, con i suoi cinepanettoni che sono gli unici film copertina che vanno a coprire di ridicolo un cinema italiano di valore, se girando un film del genere, il maestro Allen fosse consapevole di prendere in giro questa realtà? E se il suo fosse solo uno scimmiottamento? Se volesse ricalcare con la fotografia, le ambientazioni e le situazioni paradossali (come la neosposina che si ritrova a fare l’amore con il ladro che aveva interrotto il possibile rapporto sessuale con il divo del cinema di turno), tipiche del cinema italiano del passato? Sarà forse questo progetto nascosto e beffardo a far pronunciare ad uno dei protagonista una frase così antialleniana come: “Essere ricchi è sicuramente meglio?” La via critica potrebbe essere questa: 50% di amore per tutto ciò che è italianità, 50% di disgusto per tutto ciò che è italietta. O forse To Rome with Love è semplicemente un flop, realizzato da un minus habens. A voi il giudizio.  

Scimmie

Scritto da Paolo Baldassarre.

  UN INCONTRO SPECIALE CON ALESSANDRO GALLO AUTORE DEL ROMANZO “SCIMMIE” EDITO DA NAVARRA EDITORE   Alessandro Gallo è un giovane scrittore, autore e sceneggiatore teatrale.  Mercoledì 2 Maggio 2012 lo abbiamo incontrato alla presentazione del suo romanzo “Scimmie”, organizzato a Bari dalla redazione di Temperamente.it presso il Book Bar di via Principe Amedeo. Lo abbiamo poi, intervistato su Radio Linkredulo in diretta. La prima impressione è stata quella di avere difronte un ragazzo schietto e genuino. Man mano che ci parlavamo, traspariva inoltre tutta la passione che mette nel suo lavoro: quello di diffondere la cultura della legalità tra i giovani, il rifiuto della logica mafiosa come stile di vita. Con un curriculum di tutto rispetto(laureato in Discipline dello Spettacolo dal Vivo a Bologna e fondatore dell’associazione Zerocinqueuno che promuove spettacoli dal vivo) per la sua giovane età, Alessandro ci ha mostrato con grande entusiasmo la sua “creatura”: Scimmie un romanzo di formazione, e-aggiungiamo noi- per la formazione delle coscienze. E’ la storia di tre ragazzi ribattezzati, Pummarò, Panzarotte e Bacchettone destinati a entrare nel mondo della criminalità organizzata ed attratti dal potere che sentono di poter ottenere, ma poi indotti a vedere le cose da un altro punto di vista grazie all’aiuto di un giovane giornalista. Il riferimento è alla figura di Giancarlo Siani,  giornalista ammazzato dalla camorra campana a soli 26 anni, per le sue denunce su vari boss camorristici. Gli ingredienti essenziali che  abbiamo colto di Alessandro sono stati la voglia di raccontare, di non arrendersi e di credere che possa esserci una prospettiva diversa anche per chi nasce in contesti dove la mafia è ramificata nei gangli della società. E di farlo con quell’entusiasmo tipico di tutti quei giovani italiani che non hanno nessuna intenzione di rassegnarsi. E di piegarsi. “Scimmie” edito da  Navarra Editore 75 pg.